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CENNI STORICI

Le origini della terapia breve strategica risalgono alla teoria della comunicazione nata in campo antropologico con Gregory Bateson, agli sviluppi costruttivisti della epistemologia cibernetica (Heinz von Foerster, Ernst von Glasersfeld) e agli studi sull’ipnosi e sulla suggestione di Milton Erickson. Si deve poi a Paul Watzlawick e al Mental Research Institute di Palo Alto l’opera di approfondimento e sistematizzazione dei principi teorico-applicativi della comunicazione nei suoi aspetti pragmatici e terapeutici.
Sulla scia di questi contributi scientifici nell’ambito della psicoterapia si inserisce l’opera, creativa e al contempo sistematica, di Giorgio Nardone, che da più di quindici anni si occupa della messa a punto di protocolli di intervento per specifici problemi clinici mediante una rigorosa procedura di ricerca empirico-sperimentale nota come “ricerca-intervento”.
Questo modello evoluto di terapia è stato esposto dettagliatamente dallo stesso Giorgio Nardone in numerose opere tradotte nelle principali lingue europee.

Recentemente l’applicazione del modello strategico ha prodotto interessanti approfondimenti e contributi applicativi anche in ambiti non clinici, come i contesti educativi e organizzativi.

LA TERAPIA BREVE STRATEGICA

L’approccio strategico alla psicoterapia può essere definito come “l’arte di risolvere complicati problemi umani mediante soluzioni apparentemente semplici”. Nonostante i problemi e le sofferenze umane possano apparire complessi e persistere da anni, infatti, non per questo richiedono sempre soluzioni altrettanto lunghe e complicate. E' questo un approccio che si occupa del “come” i sistemi umani costruiscono i problemi e perseverano per lungo tempo nel mantenerli, e di “come” sia invece possibile affrontarli con l’utilizzo di una terapia breve. In tale ottica, dunque, l’obiettivo del terapeuta strategico è quello di risolvere il più rapidamente possibile problemi e disturbi che possono diventare invadenti ed invalidanti non solo per il paziente che ne soffre, ma anche per coloro che gli stanno accanto.
Da questo punto di vista la terapia breve strategica costituisce quindi una forma di intervento breve e focale, orientato verso l'estinzione dei sintomi da una parte, e verso il cambiamento della percezione che il soggetto ha di sé, degli altri e del mondo dall'altra.

La metodologia della ricerca per la costruzione dei protocolli di intervento

La metodologia alla base delle ricerche del Centro di Terapia Strategica è la stessa utilizzata nelle scienze avanzate (Popper, 1972), come la fisica o la biologia, per la costituzione di sistemi avanzati di gestione delle realtà oggetto di studio. La struttura del metodo si articola in 3 fasi:

  1. studiare le caratteristiche specifiche di un problema o di una classe di problemi;
  2. rilevare le soluzioni già tentate per risolverlo/i;
  3. cambiare le tentate soluzioni disfunzionali, che invece di risolvere il problema lo alimentano, con altre che si sono sperimentalmente dimostrate in grado di produrre gli effetti desiderati (Watzlawick, Nardone, 1997).

Questa metodologia di ricerca empirico-sperimentale viene utilizzata per la costruzione di specifici protocolli di intervento, vale a dire di una serie di linee guida, formalizzate ed autocorrettive, relativamente alle differenti procedure e tecniche di intervento da applicare a seconda della tipologia di problemi da affrontare.
Una volta messo a punto un protocollo di intervento, la fase successiva è costituita da una severa verifica della sua efficacia ed efficienza. A questo scopo il protocollo deve essere applicato ad almeno 100 casi che presentano la specifica patologia oggetto di studio. Soltanto se l’efficacia è superiore al 70%, ossia solo se almeno 70 dei 100 casi trattati risultano guariti per effetto dell’intervento, il protocollo viene ritenuto valido in termini di “efficacia” terapeutica. Tale risultato deve inoltre dimostrare di mantenersi nel tempo. A questo proposito vengono effettuati dei follow-up, a distanza di 3, 6 mesi e 1 anno dalla fine della terapia, per monitorare l’efficacia dell’intervento e la stabilità nel tempo dei risultati raggiunti.

Presso il Centro di Arezzo e nelle sedi affiliate sono costantemente in corso progetti di ricerca per l’aggiornamento dei protocolli già costruiti e la messa a punto di protocolli di intervento per nuove situazioni emergenti.

La terapia e l’applicazione dei protocolli di intervento
La scelta e l’applicazione dei diversi protocolli di intervento si basa sul tipo di problema presentato dalla persona in terapia, ma necessita sempre e comunque di essere adattata all’irripetibilità di ogni individuo e contesto e in base all’evolversi dell’intervento stesso. Un protocollo non è infatti costituito da una sequenza rigida di mosse, ma lascia aperte diverse possibilità operative a seconda delle risposte della persona. Sulla base di queste il terapeuta strategico, seguendo la strada della flessibilità, sceglie la via più proficua tra alcune possibili ed eventualmente cambia strategia quando quella applicata non funziona.
Tutto questo rende l’applicazione di ogni protocollo a un singolo caso come qualcosa di unico ed irripetibile, anche se il protocollo nelle sue linee guida rimane immutato.

Il lavoro dei terapeuti affiliati viene costantemente verificato e supervisionato dal Prof. Nardone, e i risultati raggiunti da tutti i terapeuti vengono ogni anno analizzati, misurati e raccolti, così da avere un costante monitoraggio sia sull’operato dei singoli professionisti, sia sull’efficacia ed efficienza della terapia breve strategica nell’affrontare le varie problematiche psicologiche.
Come indicato nei numerosi testi pubblicati da Giorgio Nardone, i risultati ottenuti in oltre 15 anni di attività, valutati su migliaia di casi trattati direttamente dal Prof. Nardone o dai terapeuti affiliati, hanno dimostrato in numerosi casi sia l’efficacia (la risoluzione del problema) che l’efficienza (risoluzione in tempi brevi) del modello strategico nell’affrontare differenti problemi di ordine psicologico, oltre ad una stabilità nel tempo dei risultati raggiunti a fine terapia.